Perché la “Fase del Passaggio del Testimone” è così delicata e dirompente?
Quando i fondatori, i protagonisti della prima ora cominciano a essere meno presenti, a farsi indietro, insomma a non immettere più il proprio pensiero, la propria spontaneità, la propria energia, i propri rapporti e le proprie doti organizzative nel fundraising, in tempi record emerge che i risultati dell’organizzazione ancora oggi provengono in quantità esagerata dalla reputazione di pochissime persone, anziché da un piano di lavoro e dal seguire un metodo per il fundraising.
La fase del Passaggio del Testimone interessa la stragrande maggioranza delle organizzazioni non profit italiane: l’età anagrafica dei fondatori che fanno parte della “prima generazione” è ormai ben che avanzata. Storie di solidarietà e di raccolta fondi avviate negli anni ’70, ’80 e ’90 per proseguire devono accettare questa condizione: si va avanti solo compiendo il pieno ricambio generazionale e passando le consegne alla “nuova generazione” con fiducia e delega piena.
Il che non è semplice, non è veloce e neanche “leggero”: è forse la sfida più grande che ogni organizzazione si trova ad affrontare. Ma, volenti o nolenti, il bene comune richiede a tutti noi di affrontarla con coscienza e lungimiranza.
Ma anche il vivere bene la fase del Passaggio del Testimone riguarda più in generale una migliore e puntuale organizzazione del fundraising nel suo insieme. Proprio per questo motivo, i percorsi di consulenza che avvio abbracciano interamente questo tema così delicato e tutti i relativi passaggi risolutivi.